biking for soda

Capita di alzarsi col mal di gola. Capita di uscire in bici, seguire l’Arno fino al Parco dei Renai con le sue pozze di acqua stagnanti, ed avere sempre più sete. Capita di avere voglia di una soda (anche una Diet Coke va bene) e allora lasciare le zone verdeggianti lungo l’Arno e di avventurarsi nella suburbia tra Firenze e Prato, in direzione del Diner American Bar (quale posto migliore per una benedetta bibita carica di bollicine?), e dunque di attraversare quartieri e quartieri di capannoni in strade deserte popolate solo da tranquilli visi asiatici. Capita di arrivare al Diner American Bar, e trovarlo chiuso.

La sete rimane, ma sulla strada trovi insegne e locali di uno stile di gran spessore, altro che i caffe’ letterari e le librerie con caffetteria.

E proprio nel giorno che celebra i trent’anni dalla scomparsa di John Beluschi, guardate cosa trovo sulla strada, il Club Delta, forse in omaggio della Delta House di Animal House (che in quel caso era accanto alla rispettabile Omega House e non di fronte all’Esselunga).

Dopo il puzzo di merda di cane proveniente dal canile fatiscente di Sesto Fiorentino, a due passi dal nuovo Decathlon, e la skyline orripilante della Scola Carabinieri in costruzione a Firenze Nova inseguo un volo di linea Alitalia fino all’Aeroporto (dove trovo Andrea e Irena appena rientrata da Oslo) e mi dirigo verso l’ultima tappa obbligata al bancomat di piazza Tasso. Un breve ritiro e via in volata a bere una Menabrea a Santo Spirito. Dove capita di aver ancora il mal di gola.

Ecco il percorso:
Firenze-Parco Cascine-Parco Renai-Campi Bisenzio-Calenzano-Sesto Fiorentino- Peretola-Firenze.

Put brodino in your japan bike

Google deve averne viste di brutte. Internauti che digitano parole senza rimorso nel campo di ricerca con chissà quale bizzarro legame . Abbiamo provato con “bike” e “noodles”. Al posto del celebre “Forse cercavi “, in alcuni casi dovrebbe apparire una finestra con “Ne sei proprio sicuro?”

Proprio no, però esiste un link a un video del Noodle Tour. From Shanghai to Tokio di due ragazzi francesi – Eljé crew – che si sono smazzati questo viaggio in bicicletta che ha toccato pure Seoul.

In realtà cercavo il corto visto al Bicycle Film Festival di Milano. A dire il vero, la produzione più modesta vista al BFF. Mi sbagliavo, non si parla di “noodles”, ma di “udon”. Sempre di brodini si tratta.

Giusto per essere local, aggiungo un’altra parola al mio dizionario, segnalando un posticino dove cucinano dell’ottimo “ramen” (brodino again). Si vocifera che in via dei Banchi ci sia il Banki Ramen, giusto accando a Piazza Santa Maria Novella di Firenze. Pare essere un ottimo posto (anche in termini di costo-beneficio) per gustare il ramen e gyoza giapponese. La soluzione è simpatica, perché si tratta di un normalissimo bar italiano (caffè, cornetto…), che comunica con una saletta con vetrata sulla via. Questa sala in certi orari si trasforma in una tavola calda giapponese.

Brodino lungo and noodles? No, amore lungo lungo.

Blade Runner è un gran film, una magistrale ricostruzione di un futuro prossimo venturo senza speranze, caotico e decadente (Los Angeles 2019).
E qual’è una delle scene cruciali del film? Ovviamente quando il nostro cacciatore di replicanti, Rick Deckard (nome che rimanda a René Descartes) mangia solitario spaghetti in brodo in un chiosco.
C’è chi, infatti, ha tradotto dal giapponese il dialogo che Deckart scambia con il lampredottaro asiatico.

Asiatico: “Nan ni shimasho ka”. [What'll it be?]
Deckard: “Give me four”.
Asiatico: “Futatsu de jubun desu yo”. [Two is enough!]
Deckard: “No. Four. Two, two, four”.
Asiatico: “Futatsu de jubun desu yo”. [Two is enough!]
Deckard: “… and noodles”.

Un brodo consolante, come consolante è anche il finale aperto verso il quale fuggono Deckard e Rachael. In contrapposizione con il brodo primordiale (origine geologica della terra; liquido amniotico) dal quale proveniamo, molti critici hanno interpretato il fritto come meta ideale del futuro dei due protagonisti. Un futuro nel quale il fritto sarà la cifra simbolica del loro amore. Un amore lungo lungo.

Miss Pastella, una chimera express.

Dio è morto, diceva quello là. In effetti in un mondo dove non esistono più figure mitologiche, Miss Pastella si candida a essere una dea fuggevole, una chimera da rincorrere, inseguendo il suo soave olezzo di frittura. Tra le mutevoli forme che può assumere Miss Pastella, ognuno può scegliere quella che corrisponde meglio ai propri sogni. Cominciamo con questa: Faye Wong.

Frittura a mani nude. Il modo migliore per igienizzare.

Proviamo noia ed emettiamo sbuffi al pensiero delle folle di persone che si avvicinano all’Oriente secondo stereotipi nascosti dietro motivazioni culturali o religiose… lo yoga, le arti marziali, la meditazione, la via della seta…  Ora ci si mette anche l’economia, con il solito refrain “la Cina è vicina”. Noi diciamo, l’Osmannoro ancora di più!

E’ questo che spinge il gemellaggio proposto da Fritolìn fra l’Osmannoro e la città di Chiang Mai. In programma c’è un workshop tenuto dal signor Kann Trichan, docente di Frittura a Mani Nude al Chiang Mai Technical College. Guardate di cosa è capace il nostro Iron Hands. Altro che inspirare ed espirare, nel nostro caso la tecnica principale è concentrazione e rutti…e un bel riposino al posto della meditazione.